Malta: la nuova destinazione degli operatori di gioco online

Le società leader del settore del gioco online come William Hill, GVC, 888 Holdings, Ladbrokes Coral Group, Bet365 e altre multinazionali che hanno sede a Gibilterra, creano dai 3.000 ai 28.000 posti di lavoro nel territorio britannico d’oltremare. Ma questi potrebbero sparire se le società dovessero decidere di trasferire la loro attività nella vicina isola di Malta. I negoziati della Brexit potrebbero privare il Peñón dei significativi vantaggi fiscali applicabili a tali operatori.

Il business di questo segmento industriale è pari a 30.000 milioni di euro l’anno secondo i dati elaborati da H2 Gambling Capital, che rappresentano il 25% dell’economia del Peñón, oltre ad essere il settore con il più alto tasso di crescita.

Un’enclave di lingua inglese, con un regime fiscale molto favorevole e che gode del libero scambio di persone e merci in Europa, il principale mercato del mondo in questo settore, hanno fatto di Gibilterra un paradiso per i colossi del gioco online fino a quando il referendum ha decretato l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.

Malta ha queste stesse caratteristiche e il fatto che si tratta di un’isola piuttosto che di un territorio confinante direttamente con il continente non rappresenta un problema per le società che forniscono i loro servizi attraverso cavi di ​​fibra ottica.

La prima di queste a mostrare preoccupazione per gli effetti potenzialmente catastrofici del Brexit sul settore del gioco online a Gibilterra è stata 888 Holdings, specializzata nel poker, fondata nel 1997 da due coppie di fratelli, AVI e Aaron Shaked e Shay e Ron Ben-Yitzhak, imprenditori israeliani. Il brand opera attraverso una società chiamata Cassava Enterprises con sede a Gibilterra dal 2003.

Nel 2005 è stata la prima azienda del settore quotata alla Borsa di Londra. Nel 2015, quando il gioco d’azzardo online è stato legalizzato negli Stati Uniti, 888 Holdings gestiva 4 dei 5 casinò online presenti nel paese.

Nella sua ultima relazione annuale, la società ha espresso la sua preoccupazione riguardo al fatto che la licenza di Gibilterra potrebbe non essere accettata dagli organi responsabili di regolamentare questo tipo di attività compromettendo così uno dei principali obiettivi strategici della società: espandersi in tutta Europa.

“La posizione di Gibilterra relazionata al Regno Unito in seguito alla Brexit è incerta in questo momento. Se 888 continuasse la sua attività a Gibilterra in queste circostanze, la sua capacità di contare sui principi della libertà di circolazione per la fornitura dei servizi in Europa sarebbe limitata”.

Sono state queste le parole dei dirigenti di 888 riportate nel rapporto annuale recentemente pubblicato dalla società nel quale inoltre si legge che “Malta può essere considerata come una valida alternativa”.

Questo piccolo paese del Mediterraneo con una popolazione di poco più di 400.000 abitanti non è estraneo al settore del gioco online che rappresenta il 11% del PIL e impiega 8.000 persone.

E anche se nessuno dei colossi del gioco d’azzardo online ha ancora reso pubblica la sua decisione di spostare il proprio business nella piccola isola del Mediterraneo, è noto che Ladbrokes Coral Group e William Hill hanno organizzato delle equipe di lavoro al fine di monitorare ed analizzare le possibili conseguenze normative e finanziarie della Brexit.

In particolare, William Hill vuole essere sicuro che “possano essere adottate misure idonee nel caso in cui fosse ostacolato il traffico al confine o fosse compromessa la capacità della società di offrire i propri servizi da Gibilterra”.

La paura delle multinazionali di gioco online non è infondata. Secondo AP, il 60% dei dipendenti delle società di gioco online con sede a Gibilterra risiedono in Spagna.

Nel momento in cui l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea diventerà ufficiale, Gibilterra si convertirà automaticamente in una frontiera esterna e Bruxelles non potrà tutelare gli interessi britannici come ha fatto tre anni fa, quando le autorità del Peñón gettarono 30 blocchi di cemento in acque contese provocando una crisi diplomatica che ha visto una intensificazione dei controlli da parte della polizia spagnola.

I migliori alleati di Gibilterra erano allora gli osservatori UE, i quali non potranno più offrire il loro aiuto una volta ufficializzata la Brexit.

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