L’universo delle criptovalute minaccia gli Accordi di Parigi

L’universo delle criptovalute è in perenne crescita ma uno studio conferma gli effetti dannosi che questa smisurata progressione può avere sulle emissioni di CO2: se il settore crescerà ancora coi ritmi odierni  da solo rischierebbe di sforare la soglia del limite imposto dagli Accordi di Parigi.

Il bitcoin, il mezzo che ha rivoluzionato il mercato dell’economia, ha un impatto considerevole sul clima globale: basti pensare che, in una qualunque “miniera” di Bitcoin, migliaia e migliaia di computer lavorano all’unisono, giorno e notte, senza soluzione di continuità, per analizzare la complessa crittografia che c’è alla base della sicurezza per le transizioni. Da tempo gli esperti di clima globale hanno denunciato la dannosa super-attività del bitcoin, sostenendo che l’attività di mining – ovverosia il controllo, la validazione e la crittografia della cripto moneta, è un qualcosa di estremamente dispendioso in termini di energia. Alla base del tutto c’è la necessità, per il bitcoin, di processori sempre più potenti e all’avanguardia: il consumo che fanno questi apparecchi in termini energetici, diciamo, è il prezzo da pagare per il “progresso” di questa valuta. Un impatto terrificante se si pensa alle emissioni di CO2 e al danno ambientale non indifferente, in un momento storico in cui la premura per il nostro pianeta è tornata prepotentemente al centro della cronaca e dell’attualità.

Un recente studio dell’Università delle Hawaii ha provato a dare concretezza a una serie di ipotesi sui consumi e sulle emissioni di cui i bitcoin sono responsabili: da soli, crescendo come stanno crescendo, potrebbero produrre emissioni sufficienti a far superare il limite dei +2° C, dall’era preindustriale al 2033. Quindi non tra un secolo, ma tra pochi anni. L’avreste mai immaginato? Ebbene, è possibile, reale e, di questi passi, probabile. Ma è un serpente che si morde la coda: qualora calasse lo sviluppo dei bitcoin, non si scongiurerebbe il superamento della soglia prevista dagli Accordi. Il Naturale Climate Change ha spiegato il tutto dettagliatamente: ci si impiegherebbe un totale di 22 anni, per oltrepassare il tetto dei +2. I ricercatori universitari hanno inoltre considerato la potenza di calcolo necessaria ai computer per la creazione di Bitcoin, la località geografica della miniera di valute virtuali e le emissioni di CO2 necessarie a produrre elettricità laddove ci siano queste miniere: risultato ben 69 milioni di tonnellate di CO2 emesse soltanto dalla estrazione di Bitcoin.

Facendo una stima delle emissioni cumulative di Bitcoin, il loro impatto sarebbe ancor più dannoso se si diffondessero come molte altre tecnologie colpevoli di emissioni dannose. Senza formule di sostenibilità per la cripto moneta, il suo attuale metodo di estrazione è insostenibile, per gli standard climatici richiesti…

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