La tecnologia che porterà alla scoperta di nuovi pianeti abitabili – Parte Prima

Nel 1992, Alex Wolszczan e Dale Frail annunciarono la scoperta del primo pianeta in orbita attorno ad una stella diversa dal Sole. Da allora, in soli due decenni, i progressi tecnologici successivi, la missione Kepler primis, hanno permesso di scoprire un totale di 3.449 pianeti extrasolari.

Il ritrovamento di questi corpi celesti è particolarmente interessante: con ogni nuova scoperta, oltre ad apprendere qualcosa in più sull’universo, gli scienziati cercano di capire quanto può essere simile il nuovo pianeta alla Terra verificando se può “ospitare la vita”. In effetti, negli ultimi anni, vari nomi sono stati diffusi dai media per le loro particolari qualità e la loro potenziale abitabilità.

Kepler 438b, scoperto nel 2015 in orbita intorno a una stella nana rossa a più di 470 anni luce dalla Terra; Gliese 667 Cc, in un sistema a tre stelle; Kepler 442b, che si trova ad una distanza di 1.100 anni luce; Kepler 62e, 62f e Keplero 452b – quest’ultimo si muove intorno a una stella simile al nostro sole – sono stati considerati come i pianeti con caratteristiche più simili al pianeta Terra. Tuttavia, a causa dell’attività della loro stella e le condizioni estreme che presentano, è probabile che in nessuno di questi pianeti, potenzialmente abitabili, si sia giammai sviluppata veramente una qualche forma di vita.

Non c’è motivo però di scoraggiarsi nella ricerca, perchè presto a quest’elenco di pianeti potrebbe sostituirsene un altro. I nuovi telescopi e le missioni spaziali sono chiamate a modificare il numero di esopianeti noti e trovare, ove possibile, sempre più corpi abitabili Chissà se qualcuno di loro sarà capace di presentare caratteristiche molto simili al nostro pianeta blu.

La tecnologia volta alla ricerca di pianeti extrasolari

La missione TESS della NASA, che ha avuto come protagonista il telescopio spaziale da cui prende il nome, è una delle iniziative destinate a continuare la caccia di pianeti extrasolari. La data del lanciamento è prevista per questo 2017. TESS, successore della missione Kepler, avrà il compito principale, grazie alle sue quattro telecamere, di osservare l’universo.

TESS avrà quattro telecamere e ognuna avrà la capacità di osservare un campo di 24×24 gradi nel cielo“, ha spiegato Teknautas Stephen Rinehart, scienziato del progetto. “Ognuna di queste aree sarà monitorata per 27 giorni prima che il veicolo spaziale passi ad osservare il settore successivo“, ha aggiunto.

In queste aree, TESS raccoglierà dati ogni due minuti su 10.000 stelle. Ciò permetterà agli scienziati di calcolare la fotometria precisa e la luminosità di questi corpi celesti nel corso dell’ osservazione. “Questo ci fornirà una curva di luce. Se c’è un pianeta in transito intorno alla stella, allora si verificherà un calo della curva di luce causata dal passaggio del pianeta di fronte alla stella“, ha spiegato l’esperto.

Basandosi sulla diminuzione della luce, gli esperti potranno calcolare le dimensioni del pianeta. Inoltre, a seconda della frequenza di cambiamenti nel modello di luminosità, possono anche dedurre quanto dura un anno su questo pianeta.

Ci aspettiamo di scoprire più di 20.000 nuovi esopianeti“, ha dichiarato Rinehart. “Ciò che sarà particolarmente interessante è che orbiteranno intorno a stelle vicine e luminose“. Ciò è particolarmente importante perché, fino ad ora, anche se gli astronomi hanno scoperto migliaia di pianeti extrasolari, la maggior parte di questi si trovava intorno a stelle più distanti e deboli.

La scoperta di pianeti attorno a stelle vicine e più luminose permetterà di disporre di più candidati ideali al fine di continuare con le osservazioni dalla Terra e dallo spazio. Queste osservazioni ci diranno qual è la massa dei pianeti. Ciò, in combinazione con il loro diametro ottenuto grazie al transito, ci permetterà di calcolare la densità e ci fornirà un indizio sulla loro composizione“.

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