I sindaci che limitano le slot machine, ecco la reazione dei tabaccai

Il primo ad aver risentito delle nuove ordinanze comunali in merito alla questione slot machine nei locali dei tabaccai, è stato il primo cittadino di Bergamo Giorgio Gori, che ha vietato completamente il gioco d’azzardo in alcuni orari. Non è stato comunque il solo è unico a fare un passo in questa direzione, con decine di altri amministratori locali hanno emanato ordinanze che fissano distanze minime tra sale slot e luoghi sensibili.

I tabaccai non si sono certo fatti attendere, e sono scattate da subito le prime denunce alla Corte dei Conti per “danno erariale” nei confronti dei sindaci che hanno emanato ordinanze per limitare il gioco d’azzardo. L’accusa mossa dal sindacato dei tabaccai è quella di aver imposto distanze minime tra le sale slot e luoghi sensibili come scuole, ospedali e chiese e limitazioni agli orari di apertura. Secondo La Stampa, il primo esposto-denuncia sta partendo in queste ore contro il sindaco di Bergamo Giorgio Gori (Pd) e altri sono in preparazione in Toscana, Piemonte e Veneto. Nel mirino degli esercenti anche la sindaca di Roma Virginia Raggi, che la scorsa settimana ha annunciato che il centro storico della Capitale “sarà off limits alle slot machine” e ha già depositato una delibera ad hoc.

Negli ultimi anni in Italia sono state emanate moltissime ordinanze anti slot che hanno fatto nascere decine di contenziosi in tutto il territorio, ma quella di Gori datata giugno 2016 è stata la prima a vietare completamente il gioco d’azzardo in alcuni orari: dalle 7:30 alle 9:30, dalle 12 alle 14 e dalle 19 alle 21.

Mentre la magistratura è chiamata a decidere se ci sia davvero il rischio di “depauperamento finanziario dello Stato” a causa di queste nuove orinante comunali, il governo punta a ridurre al 31 dicembre 2017 di “oltre il 33 per cento“, a 265mila contro le 398mila attuali, le slot sul territorio nazionale. La proposta è stata presentata a Regioni ed enti locali in Conferenza Unificata per arrivare a un’intesa. Ma in legge di Bilancio, attraverso un emendamento di esecutivo e maggioranza, un taglio del 30% potrebbe essere anticipato già all’anno prossimo.

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